TRAIN’ COOLtures

Da una Venezia per eccelllenza punto-porto di partenza o arrivo , attraversando l’Europa dell’Est per rimanere incantate di fronte allo splendore architettonico e archeologico di Bukhara e Samarcanda, l’inattesa oasi di Tashkent, il deserto del Gobi, le vette dell’Himalaya e i monasteri tibetani, e ritrovarsi infine nella caotica Delhi. Nell’anno Internazionale dell’Avvicinamento delle Culture (Unesco 2010), due ragazze saliranno su un regionale a Milano per scendere a Delhi, dopo aver attraversato 10 Paesi e 5 fusi orari con biglietti scritti in cirillico, cinese, hindi.

Quasi 2 mesi per incontrare il mondo: ogni paese con le sue frammentazioni etniche, og- nuno con la sua lingua e alfabeto; diversi i tratti del volto, le tradizioni e le culture.

Un taccuino, una macchina fotografica e un registratore vocale per raccogliere le storie che sui treni viaggiano, per non perdere il suono delle voci, la cadenza della parlata, le es- pressioni dei volti, l’atmosfera del viaggio e il contesto che cambia.

Fermare attimi in un viaggio in continuo movimento.

Un viaggio fatto di confini, di frontiere da attraversare, di passaporti, timbri, ufficiali, divise, lingue, persone.

Evitare i check-in degli aeroporti, l’esteticità delle sale d’attesa, il salto temporale e culturale dei voli internazionali per assaporare, allo scandire delle lunghe giornate estive, il valico tra due continenti vecchi come il mondo.

In questo blog racconteranno il loro viaggio che riecheggia l’antica via della seta, fatta di carrozze e non più di carovane: il fascino di un percorso che unisce le grandi civiltà, che è espressione di altre modalità di vivere tempi e ritmi, che ripercorre la storia dell’umanità, con le sue varietà linguistiche ed etniche, che diventa meraviglia di monti, laghi, colori e popoli.

La strada ferrata, per antonomasia, non permette deviazioni: il cammino è segnato, pre- fissato, le fermate decise da un percorso inalterabile. Potrebbe sembrare un viaggiare passivo, eppure nei vagoni che percorrono binari inamovibili il cammino è un fluire mai uguale a se stesso. Sulla stessa tratta si consumano viaggi diversi. Prendere un treno significa accettare che a guidare sia qualcun’ altro senza però subire la strada, ma rendendola propria ogni volta. Il ritmo del viaggio, scandisce il ritmo del pensiero. Ecco il perché della via ferrata: perché il lento andare, la condivisone dello spazio, i sedili vicini oppure uno di fronte all’altro creano una dimensione che facilita l’incontro.

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